2 maggio 2016

Risposta del dott. Daniele Tedeschi alla Sen. De Biasi su nota ANMVI

Con questo post vorrei dare visibilità alla lettera di un mio collega in risposta alla nota pubblicata sul sito dell' ANMVI (Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani): secondo la Sen. De Biasi, la causa della crisi della ricerca italiana e della fuga di cervelli sarebbe da attribuire a "leggi troppo restrittive sulla sperimentazione animale, che penalizzano i ricercatori". L'ANMVI dovrebbe rappresentare i veterinari italiani? ma siamo davvero sicuri che sia così? Chissà  perché chiunque esprime un pensiero diverso viene messo a tacere, a meno che non sia "animalista". Eh sì perché si vuol far credere che la questione sperimentazione animale e metodi alternativi sia una partita che si gioca tra ricercatori che sostengono la scienza ed animalisti sprovveduti che preferirebbero salvare un topo piuttosto che un bambino. Una tattica che non può  funzionare a lungo, perché per fortuna almeno sul web non vige l'oscurantismo che colpisce la tv e la stampa.

Lettera aperta da Daniele Tedeschi BSc PhD

Biologo e fisiologo
 
Gent.le ed Ill.stre
Senatrice Emilia De Biasi

In riferimento alla nota che ho letto su ANMVI e che riporta una Sua considerazione sullo stato della ricerca scientifica in Italia.
La nostra Ministra ha parlato nei giorni scorsi dei numeri e della qualità della ricerca scientifica nel nostro amato Paese (“ … in Italia … manca un’infrastruttura per la ricerca, manca la rete che faccia da sostegno ai ricercatori. I nostri ricercatori vanno all’estero, perché l’Italia … non costituisce per loro un paese accogliente. La ricerca deve creare intorno ai ricercatori un sistema. …” Aggiungo io che l’Italia non costituisce un paese accogliente neanche per i ricercatori stranieri, basti ricordare che dei 30 ricercatori Italiani che hanno acquisito i noti finanziamenti, ben 17 lavoreranno in altri paesi, inoltre nessuno dei ricercatori stranieri vincitori di quel bando “investirà” tempo e soldi in Italia). Ecco, la Ministra ha messo l’accento su una delle principali cause che portano, nel tempo, a dover reinvestire senza godere dei frutti maturi o maturandi. E questo si può dire in particolare delle migliaia di dottorandi e dottori di ricerca su cui il paese investe o ha investito, ma che non troveranno mai, in gran parte, uno sbocco nella ricerca stessa, almeno non in Italia.
Leggendo il suo parere invece, pare che il problema di non partecipazione o perdita dei bandi sia in qualche modo dovuto ad una legge che non permette ai nostri ricercatori di sfruttare chissà quali occasioni future. La direttiva sulla sperimentazione animale (a cui pare lei faccia riferimento) è europea e dà la stessa opportunità a tutti, ovvero investire sulle nuove tecnologie, citate a più riprese durante il convegno dei giorni scorsi, ed in particolare sulle metodiche alternative e sostitutive alla sperimentazione animale (come minimo le 3R??), a meno che gli sbocchi per i nostri dottorandi e ricercatori non siano gli allevamenti di animali da laboratorio; sono convinto che non ci crede neanche Lei Illustre Senatrice. L’anomalia, a mio parere, rispettando in ogni caso il Suo, è vedere solo vincoli dove non ci sono: se una serie di norme nazionali ed internazionali “limitano” (e neanche tanto viste le deroghe con cui una serie di esperimenti su animali vengono comunque eseguiti da qualche anno in barba, non alla legge, ma allo spirito della norma europea stessa, resa applicativa dal Governo un paio di anni fa) un tipo di ricerca, stimolando (e non inibendo) una ricerca scientifica oltre che più avanzata tecnologicamente anche più etica, dal mio punto di vista come di molti altri ricercatori Italiani nonché di chi ha scritto la norma. Questo è un valore aggiunto oggi che in realtà in questo paese non viene utilizzato o quantomeno scarsamente fruito. Quanti fondi vengono realmente investiti sulle nuove metodiche esistenti o “da scoprire?”; già, da scoprire!, dato che ricerca è ricercare: la “giustificazione” di non avere una possibilità applicativa immediata ritarda e rimanda al futuro e in altri paesi una scienza avanzata oltre che etica, la ricerca di base non dovrebbe esistere quindi? Eppure c’è e da questa partono applicazioni utili, ma quanti ritardi dovuti alle differenze interspecie, dato che purtroppo, nella quasi totalità dei casi è esclusivamente condotta su un campione di soggetti che non è rappresentativo della popolazione da studiare, e le regole di campionamento?, (Bias .. etc) prima ancora che statistiche, dove sono?, eppure vengono comunque studiate (purtroppo non obbligatoriamente in alcune discipline scientifiche) nelle nostre università.
Con umiltà chiedo a Lei, nella sua posizione di responsabilità prima ancora che di potere, di provare a ri-valutare lo spirito di quelle norme, italiane ed europee, che anzi dovrebbero essere perfezionate nell’indicare le motivazioni scientifiche che portano alla scelta di un determinato campione sia esso un chip, una cellula (Lei cita il caso Stamina, ma perché?, a fronte di tanta buona ricerca su cellule staminali nel mondo? Questo mi sembra strumentale) o un animale non umano; la parola “somiglianza” in scienza andrebbe stabilita da regole scientifiche, complete e non parziali, ed etiche quando si parla della vita: si fa un esperimento su un topo o su un primate perché somiglia ad un bambino? Chiedetelo alla madre o al padre di quel bambino, anche perché se chiedeste di dare la vita del topolino, molti direbbero di si, ma tutti darebbe anche la propria per il figlio, ma sarebbe poi utile? No a quanto pare, dato che la stessa AIFA comunica all’utenza che “un bambino non è un piccolo adulto” … ma un piccolo topolino si? Non mi pare proprio, e non solo a me). C’è l’abitudine ad utilizzare un certo modello animale perché ormai in uso da tempo (sigh!!) o perché per “coincidenza” uno dei parametri studiati è assimilabile o paragonabile alla specie realmente in studio, quella umana, ma non gli altri parametri correlati, così mi hanno insegnato nella università Italiana quando “con successo” ho studiato fisiologia sia umana che veterinaria” e sia durante il corso di laurea che durante il dottorato di ricerca o il perfezionamento o il post-doc e ancora dopo. Vorrei che chi può stimolare la crescita di ciò che la nostra Ministra fa ben notare, la rete il sostegno l’accoglienza le strutture e infrastrutture, possa farlo spingendo per ciò che oggi può anticipare il futuro della ricerca scientifica in Italia (anche il futuro normato), ovvero l’investimento verso quelle forme di ricerca in cui non siamo obbligati ad attendere una serie di esperimenti su specie che nulla hanno da condividere con la specie umana dal punto di vista fisiologico fisiopatologico e più specificamente di fisiologia molecolare, ovvero i rapporti tra geni correlati alla fisiologia di un organismo per cui un effetto fenotipico potrà essere comune o simile ma in realtà partendo da una base genetica assolutamente diversa, ma che molto invece hanno da condividere insieme alla specie umana, la vita ed il benessere, quello vero. Ritengo, senza polemica né con Lei né con chi fa ricerca scientifica utilizzando gli animali, ma fermo nel mio pensiero, che parlare di benessere animale nella sperimentazione animale è un po’ come parlare di regolamentazione della tortura che in realtà aborriamo nella nostra specie, qualcosa tipo “facciamola ma rispettiamo il benessere dell’uomo torturato dandogli l’acqua e il cibo in un ambiente climatizzato” ...no non credo che neanche Lei sia d’accordo in questo, come me. Manca per esempio in Italia la possibilità, a fronte della donazione degli organi post mortem per motivi clinici e patologici, una norma che permetta di donare il proprio corpo o il/i proprio/i organo/i in favore della ricerca scientifica. Studiare il cervello di una persona deceduta in seguito a, o comunque in cui si presentano, segni clinici di una patologia neurologica (Parkinson, Alzheimer, SLA, SM …..) dà al ricercatore la vera possibilità di comprendere quali meccanismi siano stati coinvolti in quella persona, per salvarne altre! Abbiamo curato topi distrofici e cani portatori, ma quando poi si tratta di fare un “exon splicing” dobbiamo rivolgerci ai genitori di quei bambini distrofici che oggi non hanno scampo e su di loro testare se funziona o meno… E magari utilizzando norme per le “cure compassionevoli” per far presto, perché certe (tante) malattie non danno scampo e tanti malati non hanno tempo di aspettare di sapere cosa succeda ad un topo parkinsoniano, che poi parkinsoniano non era, né lo sarebbe mai stato!! Si parla di medicina personalizzata, ecco, ciò che è rallentato in questo paese è anche questo e tanto altro e di certo manca una visione larga e lunga e lontana in cui un vincolo (?), questo sembra ad alcuni la normativa sulla sperimentazione animale, non sia in realtà una opportunità. Le è mai capitato di uscire da una strada bloccata a causa di una deviazione e di ritrovarsi in luoghi e posti che mai prima aveva notato seguendo sempre la stessa? È probabile che Le sia capitato anche di allungare o di perdersi, ma questo fa parte del “gioco” nella ricerca scientifica: se sapessimo esattamente dove andare ci saremo già andati no? Non lo sappiamo né in un caso né nell’altro, ma l’altro (il nuovo) viene rallentato seppur nessuno ci abbia vincolati, anzi, tuttalpiù le nuove norme che consigliano le nuove tecnologie senza l’uso di animali sarebbero uno stimolo... già, sarebbero!
Questo il mio personale punto di vista e presumo di tanti ricercatori che per un motivo o un altro a volte non parlano, ma semplicemente vanno via o si fermano non avendo una “alternativa” vera, anche e soprattutto nel metodo. “L’abitudine” ha rallentato la divulgazione del pensiero di scienziati illuminati come Galileo Galilei Leonardo da Vinci Albert Einstein, ma non li ha fermati come non fermerà la ricerca scientifica etica.


Cordiali saluti e Buon lavoro

Annuncio conferenza: fare ricerca senza animali si può e si deve

Milano 14 Maggio 2016 ore 09.00

Sala del Grechetto - Via Francesco Sforza, 7

dalle ore 09.00 alle ore 13.00 - Evento aperto al pubblico.
Ingresso libero.

Poichè i posti in sala sono limitati, si consiglia la prenotazione.


29 dicembre 2014

Finanziare la Ricerca senza animali: una questione non soltanto etica



E' nota ormai da tempo la scarsa affidabilità di molti modelli animali nella ricerca bio-medica. Un numero sempre maggiore di ricercatori sta diventando consapevole del fatto che un'eccessiva fiducia in tali modelli potrebbe causare danni al progresso medico e rappresentare un pericolo per la sicurezza dei pazienti. 
I-Care ha creato una raccolta firme per richiedere al Governo di dare priorità, nei finanziamenti alla ricerca, a metodi di ricerca moderni e tecnologicamente avanzati di rilevanza umana per tutte quelle sperimentazioni non obbligatorie da normative internazionali e al Parlamento Europeo di velocizzare le procedure di sostituzione dell’uso di animali con metodi alternativi tecnologicamente avanzati di rilevanza umana per tutte le sperimentazioni obbligatorie in base a normative europee o internazionali.
Inoltre,raccoglie fondi attraverso la vendita dei ciondoli della collezione dei gioielli “I Cuccioli” (www.collezioneicuccioli.it) e dei gadgets I-Care (t-shirt, shopper,calendari).
Nel mese di Settembre 2014,grazie ai fondi raccolti finora, ha organizzato il primo corso in Italia sui metodi di ricerca tecnologicamente avanzati di rilevanza umana presso l’università di Genova condotto dalla Dott.ssa Susanna Penco,ricercatrice affetta da sclerosi multipla.
La raccolta fondi prosegue per finanziare e organizzare nuovi corsi di aggiornamento diretti a specialisti del settore sui metodi di ricerca tecnologicamente avanzati di rilevanza umana, creare progetti per la didattica universitaria senza l’impiego di animali, sviluppare progetti scientifici per importare sul territorio nazionale procedure di simulazione metabolica, banche di tessuti umani, colture cellulari senza siero animale, metodi 3D in vitro, procedure informatiche Q-SAR per analisi tossicologiche e identificazione di nuovi farmaci.
I cittadini che desiderano sostenere la ricerca avanzata, predittiva e specie-specifica per l’uomo possono recarsi ai tavoli rIcerCARE organizzati in tutta Italia nelle giornate indicate sulla pagina I Care della propria regione per firmare la petizione diretta al Governo e contribuire con una donazione. Finanziare la ricerca senza animali non significa quindi soltanto evitare sofferenza e morte agli animali, ma anche soprattutto promuovere una Ricerca dagli elevati standard metodologici.
Contatti I-Care Italia:
Pagina Nazionale Facebook:  https://www.facebook.com/ICareItalia?fref=ts  

25 agosto 2014

Cat Sitter zona Trieste offresi


Se siete di Trieste e dovete per qualsiasi motivo spostarvi da casa e non potete o non volete portar con voi i vostri mici ma non vi piace l'idea di lasciarli in pensione...potete contattarci per servizio di Cat Sitting direttamente a casa vostra. Potete contare sulla massima serietà ed affidabilità, da anni volontarie ad oggi siamo in grado di gestire qualsiasi tipo di carattere ed abbiamo esperienza riguardo la somministrazione delle terapie di base.  Tel. 3478880786 Laura e Manuela

2 febbraio 2013

Aste e vendite di beneficenza per i mici su eBay

Partecipa anche tu alle nostre aste o vendite di beneficenza su eBay: aiuterai i mici bisognosi!

Per vedere gli oggetti in vendita clicca QUI

Grazie!

 

30 gennaio 2013

Consulenze online

Fornisco consulenze online in biosoluzioni e per tutto ciò che riguarda i gatti, in collaborazione con l'associazione MI.F.A. , ora ProgEco Ambiente & Natura Onlus.

Contatti

oppure




Si prega di leggere attentamente i termini e le condizioni di utilizzo del presente blog prima di scrivere, grazie. Vi invito inoltre a digitare sul motore di ricerca interno al blog le parole chiave riguardanti le vostre curiosità e di leggere le domande degli utenti e le mie risposte sotto i relativi post, perchè molto probabilmente troverete la risposta. Non risponderò a domande a cui ho già dato una risposta più volte.

Il mio lavoro è svolto in cambio di una libera offerta, che potete fare direttamente utilizzando il tasto DONAZIONE (collegamento sicuro paypal) che trovate qui sotto... Anche un Vostro piccolo aiuto può fare per Loro la differenza: tutto il ricavato verrà utilizzato per le cure dei mici bisognosi della città di Trieste.
Sono gradite anche offerte in cibo per gatti, per qualunque informazione contattateci!
Grazie

Manuela Cassotta
Biologa e consulente in bio-soluzioni






16 gennaio 2013

Il commercio delle tartarughe d’acqua e la biodiversità

Chi  sono le tartarughe d’acqua vendute come animali da compagnia?

Sono  tartarughe appartenenti  al genere Trachemys  ed originarie del  sud degli Stati Uniti (valle del Mississippi), dell’Illinois e del Golfo del Messico. Vengono chiamate anche tartarughe dalle orecchie rosse per la caratteristica macchia rosso-arancio presente nella sottospecie più diffusa (T. scripta elegans), soprattutto negli individui più giovani.

Cenni di biologia
Le dimensioni degli adulti variano da 12,5 a 28 cm (le femmine raggiungono le taglie maggiori). Le Trachemys sono onnivore e in natura si alimentano di pesci, rane, girini, vermi, lumache, insetti, larve, animali morti e piante acquatiche. Gli individui giovani sono prevalentemente carnivori, infatti occupano le acque più basse, dove abbondano gli insetti. Man mano crescono si spostano verso acque più profonde, dove è meno facile trovare prede animali, e scelgono una dieta prevalentemente vegetariana. Sebbene sia un’abilissima nuotatrice Trachemys s. elegans trascorre molto tempo ad esporsi al sole, da metà mattina a metà pomeriggio nei giorni di sole, e fino al tardo pomeriggio nei giorni nuvolosi. Questo tipo di comportamento, tipico dei rettili, ha la funzione principale di permettere la termoregolazione, ossia il raggiungimento di una temperatura corporea ottimale. Inoltre permette la sintesi di vitamina D3, ostacola la crescita di alghe dannose ed allontana i parassiti. Allo stato naturale i maschi raggiungono la maturità sessuale a 2-5 anni di età, a una lunghezza del piastrone di 9-10 cm. Le femmine diventano sessualmente mature quando raggiungono una lunghezza di 15-19,5 cm (spesso nei rettili l’insorgenza della maturità sessuale dipende dalla taglia raggiunta, più che dall’età).

Legislazione

T. s. elegans attualmente è in Allegato B del Regolamento CE n° 338/97 del 09.12.1996. Ciò significa che è vietata la sua importazione nei Paesi dell'Unione Europea, ma i soggetti importati prima dell’entrata in vigore della legge sono di libera detenzione. Il divieto deriva dal fatto che le tartarughe liberate impunemente dai proprietari negli stagni e nei laghi costituiscono una seria minaccia per la flora e la fauna locale, in particolare per la tartaruga palustre europea, Emys orbicularis, divenuta rarissima. Essendo in Allegato B, chi ha nascite di queste tartarughe è tenuto alla compilazione del Registro di detenzione (Decreto ministeriale del 22.02.01), ma solo se intende cederle. In ogni caso è necessario denunciare le nascite al Corpo Forestale dello Stato.

Perché si dovrebbe porre fine al commercio di tartarughe dalle orecchie rosse?

Per vari motivi che elencheremo brevemente di seguito:

1 - Le tartarughe dalle orecchie rosse sono importate dagli Stati Uniti a decine di migliaia ogni anno, illegalmente: la maggior parte muore ancora prima di essere venduta, a causa delle condizioni inadatte in cui sono tenute e delle epidemie che si sviluppano in seguito alle inadeguate condizioni di trasporto e dello stress.

2 – Moltissime tartarughe muoiono prima di un anno di età, per mancanza di cure adeguate da parte dei proprietari che le acquistano senza cognizione di causa. Quando crescono e diventano troppo ingombranti per essere tenute in una vasca spesso vengono liberate, danneggiando la fauna locale, oppure fanno una brutta fine. Nei casi più fortunati vanno ad “arricchire” le già straripanti strutture atte al recupero (centri di recupero, acquari comunali, musei, ecc.), che dovranno accoglierle e cercare eventualmente di darle in adozione a persone competenti che possiedono strutture adatte (impresa molto difficile).

3 – Sono di difficile manutenzione: il mantenimento ideale in cattività delle Trachemys è rappresentato da un laghetto all’aperto, il che raramente è realizzabile per il proprietario. Il laghetto deve essere provvisto di un muretto o una recinzione per evitare che gli animali scappino, di una zona asciutta per permettere alle tartarughe di uscire dall’acqua e riscaldarsi al sole, ed eventualmente di un’area adatta alla deposizione delle uova. L’alimentazione deve essere adeguata e varia (non sono sufficienti i classici gamberetti secchi diffusi nei negozi specializzati) ed integrata con piccoli pesci, lombrichi, insetti, molluschi. Il laghetto dev’essere progettato per offrire uno strato di fango che servirà da protezione durante i mesi invernali di letargo. Se il laghetto ghiaccia e/o le temperature scendono troppo, le tartarughe possono morire. Un paio di Trachemys fino a 10 cm di lunghezza possono essere anche tenute in casa, in una vasca di vetro di almeno 60 x 30 x 30 cm, con lampada UV, filtri, riscaldatori e termostati (tutte apparecchiature costose e destinate ad una ristretta fascia di pubblico), tutto ciò per cercare di ricostruire un ambiente che non sarà mai come quello naturale. Inoltre, quando gli animali raggiungeranno dimensioni maggiori, cosa faremo?

4 – Lo stress da trasporto, manipolazione e sovraffollamento favorisce lo sviluppo e la diffusione di epidemie di salmonellosi tra le tartarughe, mettendo a rischio anche la salute umana. Mentre in situazioni normali le tartarughe hanno scarsissima/nulla probabilità di trasmettere la salmonella all’uomo, in condizioni estreme di sovraffollamento le probabilità diventano molto più elevate.

5 - Una Trachemys può vivere anche 30 anni, saremo in grado di prendere un simile impegno a lungo termine?

Riferimenti bibliografici

Cassotta M. - MI.F.A. - Missione Fauna e Ambiente Onlus http://mifaonlus.com

Associazione Animali Esotici http://www.aaeweb.net/

Akbari, S. 2009, Restore to good health in baby turtle, Trachemys scripta elegans with chronic anorexia and blind eyes. Iranian Journal of Veterinary Research, Shiraz University, Vol. 10, No. 4, Ser. No. 29, 2009

Bergmire-Sweat, MPH; J Schlegel, MSP; C Marin; K Winpisinger, MS; C Perry; M Sotir, PhD; J Harris Multistate Outbreak of Human Salmonella Infections Associated with Exposure to Turtles -- United States, 2007-2008, PhD

Mitchell M.A., Adamson T., Singleton, Roundtree M., Bauer R., Acierno M. Evaluating the efficacy of Clorox and Baquacil against Salmonella spp. in red-eared slider (Trachemys scripta elegans) eggs and hatchlings. Am J Vet Res 68(2): 158-164, 2007.
 

30 aprile 2012

Malattie del gatto: peritonite infettiva o FIP

La peritonite infettiva felina (FIP) è una malattia virale immunomediata a carattere progressivo che, salvo rare eccezioni risulta fatale nell’arco di qualche settimana. È causata da un coronavirus, il FIP-virus (FIPV), che molti autori considerano una mutazione in vivo del coronavirus enterico felino (FECV), ampiamente diffuso e moderatamente patogeno. Il FIPV è relativamente instabile nell’ambiente, ma può rimanere infettante anche per 7 settimane all’interno della materia organica essiccata o sulle superfici asciutte. E’ sensibile ai disinfettanti più comunemente utilizzati per uso domestico. Viene trasmesso attraverso le secrezioni orali e nasali; di solito, la trasmissione richiede un contatto prolungato con un gatto infetto. All’interno di una popolazione chiusa, l’incidenza dei gatti infetti e tipicamente variabile fra zero e 80-90%, alcuni sono resistenti. L’esito dell’infezione può restare sconosciuto per mesi o anni, dal momento che il virus può rimanere a lungo in fase di quiescenza. Il risultato finale è influenzato dalla risposta immunitaria del gatto. La produzione di anticorpi specifici per il virus può promuovere la malattia piuttosto che determinare l’immunità. Recentemente, è stata segnalata l’esistenza di un’influenza genetica sulla sensibilità alla FIP. Sembra che certi gatti maschi possono trasmettere questo carattere alla progenie. La forma umida o essudativa determina la comparsa di lesioni piogranulomatose all’interno di uno o più organi e la formazione di un versamento essudativo nella cavità toracica o addominale. La forma secca o non essudativa provoca le stesse lesioni organiche, ma senza il versamento. Gli organi più comunemente interessati sono i reni, il fegato e linfonodi viscerali, le anse intestinali, i polmoni, gli occhi e l’encefalo. I segni clinici sono riferibili all’interessamento di queste strutture ma in tutti casi generalmente comprendono anche perdita di peso, inappetenza e febbre refrattaria alla terapia. Sono comuni ittero o pallore delle mucose. In seguito allo sviluppo dei versamenti addominali o pleurici, si osservano distensione addominale o dispnea.
La forma secca della FIP è una delle malattie più difficili da diagnosticare nell’animale in vita, anche da parte dei clinici esperti. Va inclusa nell’elenco delle possibili diagnosi differenziali di tutti i gatti che presentano quadri cronici di perdita di peso, scarso appetito e febbre.

Diagnosi: cosa fa di solito il veterinario
  • Osservazione dei segni clinici: i segni clinici non sono diversi da quelli di molte malattie infettive infiammatorie; tuttavia, alla presenza di una febbre persistente, refrattaria alla somministrazione di antibiotici, a far sospettare la presenza della peritonite infettiva. Le emorragie retiniche si riscontrano solo in un numero limitato di malattie e non sono costantemente presenti in caso di FIP, ma giustificano anche se l’inserimento di queste infezione nell’elenco delle possibili diagnosi differenziali.
  • Test FIP (PCR): può essere eseguito su essudato o sul sangue, può dare falsi positivi o falsi negativi, non è molto affidabile in quanto non distingue FIPV da FECV. La positività del test su un gatto con evidenti segni clinici orienta verso la diagnosi di FIP. La positività del test sul sangue di un gatto asintomatico può non avere alcun significato patologico, significa soltanto che il gatto durante la sua vita è venuto a contatto con un coronavirus ed ha sviluppato gli anticorpi.
  • Titolazione del coronavirus: il test è significativo solo se il valore degli anticorpi riscontrato è elevato (superiore a 1: 1600) e se sono presenti gli appropriati segni clinici. L’esito è positivo, con bassi valori, in caso di infezione da FIPV senza malattia, in alcuni casi di FIP o nelle infezioni da FECV. Si può anche avere un riscontro negativo in soggetti con forme clinicamente manifeste di FIP.
  • Livelli sierici di proteine e conta dei linfociti: molti gatti con FIP presentano elevati livelli sierici di proteine totali (maggiore 7,8 mg/dl) ed una diminuzione del rapporto albumine: globuline (A:G minore 0,6). Nei gatti con FIP è spesso presente linfopenia (carenza di linfociti). Questo quadro è però presente anche in altre malattie infiammatorie croniche.
  • Analisi dei liquidi di versamento: il tipico essudato è di colore limpido o paglierino, viscoso e contenente filamenti di fibrina. E’ sterile e contiene proteine (soprattutto gammaglobuline) in grande quantità.
La prognosi per i gatti con FIP è infausta. Tuttavia, i soggetti sieropositivi non vanno assolutamente soppressi perché la maggior parte non svilupperà la malattia. Un test positivo al FIPV non dice assolutamente nulla, se non che il gatto è venuto a contatto con il comune Coronavirus.
NOTE: La FIP è una malattia specifica dei felini e non è assolutamente pericolosa per l’uomo né c’è pericolo di contagio ad altri animali domestici